Wednesday, 17 June, 2026г.
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Ligabue - Marco Ongaro

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Dio è altrove, il cd che contiene Merlino e Ginevra, è un album sulla memoria, sull'attacco dell'oblio e della barbarie agli ultimi baluardi della civiltà. Questa è un'esagerazione squisitamente artistica, poiché l'allarme che avvertivo nello scriverlo era più sottile. Se nel brano Ligabue lamentavo la dimenticanza che permetteva ad un rocker recente di sostituirsi nella memoria di massa all'opera geniale di un pittore che definire naif è riduttivo, in Predestinati illustravo uno scenario post-apocalittico in cui l'amnesia si trasformava da cancellazione dei ricordi in annullamento perfino dei déjà vu. Il tutto preparava a Merlino, nucleo del discorso in cui il mago, colui che sa e ricorda anche in altrui veci, si guarda attorno nello smisurato deserto della fine dei tempi avventurosi e ammette la propria sconfitta nei confronti dell'oblio. "Se Ginevra adesso è un lago/e Arturo il nome di una stella/il luogo dove non annego/ non mi è fratello né sorella" parla della coscienza di questa desolazione, un disastro in cui le parole hanno perduto il loro antico significato e rimangono superficie, attimo momentaneo e senza profondità, impedendo di fatto qualunque dialogo tra gli uomini. Se gli uomini non sanno più che le parole che dicono significano molte più cose di quello che credono, i loro discorsi saranno vuoti. "Se Galeotto adesso è un libro/perso nell'ombra dell'Impresa" rincara ulteriormente l'affondo. Dante, nel canto su Paolo e Francesca scriveva "Galeotto fu il libro e chi lo scrisse" ben sapendo che Galeotto era il nome di chi aveva fatto incontrare i fedifraghi Ginevra e Lancillotto per il loro primo bacio. Se il Poeta rimanda ad un'opera precedente per imprimere la forza di un'eco alla sua poesia e se poi quel suo verso viene svuotato del significato primario, traducendo nel linguaggio corrente galeotto in minuscolo e riducendolo ad un semplice appellativo di rimprovero, vuol dire che non si sa più di cosa si sta parlando e quindi non si può più parlare. Allora addio alla sapienza, addio alla memoria "Perché chiamarmi ancora mago?/chiamami solamente amico". A questi versi avrei potuto aggiungere "dammi cinque" se non avessi tenuto più all'eleganza formale che all'esplicitazione didascalica. Qui la musica doveva sottolineare il concetto, con una piccola beffa esplicativa. Citando Can't Help Falling In Love universalmente nota dalla voce di Presley, sebbene anche Dylan e Springsteen l'abbiano cantata, tendevo un trabocchetto in cui la maggior parte del pubblico, giornalisti inclusi, sarebbe caduto. Dando così un esempio, sebbene subliminale, di quanto andavo dicendo. La canzone citata è uno spudorato remake di Plaisir d'amour, celeberrimo brano del 1700 scritto da Martini il Tedesco. Quello è il richiamo remoto -- e chissà quanto di più remoto ci sarebbe là sotto a cui non potremo più arrivare -- eppure tutti si fermavano a Presley, così come molti si fermano al Ligabue cantante. La dimostrazione del mio enunciato stava in quella citazione musicale, se questa non è aderenza tra forma e contenuto! [Marco Ongaro]
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